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Comitati: dalla Grande Trapani agli … ericini ortodossi

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La telenovela riguardante la plurisecolare controversia sui confini Trapani–Erice si arricchisce di nuove ed avvincenti puntate.

Sul versante del comitato per la “Grande Trapani” ispirato dal sen. D’Alì si è registrato un cambiamento di strategia. Dall’annessione per via referendaria propugnata in una prima fase si è passati all’annessione per via di legge.

Per essere più chiari la raccolta di firme partita in pompa magna nella primavera scorsa si è fermata ben lontani dalle oltre 30.000 firme necessarie per indire una consultazione referendaria che portasse all’abolizione del Comune di Erice.

La nuova impostazione perseguita dal sottosegretario agli interni è quella di un disegno di legge da presentare alla Regione che preveda l’annessione al Capoluogo della quasi interezza del territorio ericino ad esclusione dei 300 abitanti della Vetta. E’ evidente che tale mossa sembra più una trovata pubblicitaria che una concreta ipotesi di lavoro.

Sembra difficile, infatti, che la Regione, a pochi mesi dalla fine della legislatura, trovi il tempo (e l’accordo) per varare una legge di tale natura.

La posizione del Comitato ispirato da Tranchida

Sull’altro versante, quello rappresentato dai comitati degli Ericini puri e duri della Vetta (dietro i quali si scorge l’ispirazione dell’ex sindaco di Valderice Tranchida), si era intrapreso la strada del referendum consultivo su varie opzioni che prevedevano tutte comunque lo smembramento del Comune di Erice.

Su tale percorso ci si è imbattuti in ostacoli di natura burocratica legati all’insediamento della commissione presso il Comune che doveva valutare l’ammissibilità dei quesiti. Questo ostacolo nei giorni scorsi è stato superato dal Consiglio Comunale di Erice, grazie ad un emendamento allo Statuto che ripristina il plenum della Commissione in questione.

Gli ericini vicini a Tranchida punta alle elezioni

A questo punto la telenovela si arricchisce di una nuova puntata.

Gli Ericini della Vetta non sono più interessati al referendum consultivo (forse perché prevedono il possibile esito negativo dell’esame di accoglibilità dei quesiti proposti), e puntano l’attenzione sulle prossime elezioni comunali.

Il comitato per Erice, attraverso un documento lanciano una nuova sottoscrizione (la mania della raccolta delle firme rimane una costante!) di un appello politico rivolto a tutti coloro che intendono far parte di un cartello elettorale che si candiderebbe alla guida del comune di Erice. Di tale cartello dovrebbero far parte le forze politiche del centro-sinistra e singoli esponenti della C.D.L. interessati a partecipare ad un processo di cambiamento.

Ad una condizione: bisogna non avere ricoperto incarichi amministrativi nel passato.

Anche in questo caso è facile prevedere che il concorso indetto andrà a vuoto per carenza di partecipanti.

A questo punto diamo un suggerimento agli “ericini ortodossi“: intraprendere l’ennesima raccolta di firme (si possono anche riciclare quelle già apposte per le altre proposte precedenti!) su una nuova proposta di legge che preveda che Erice possa essere amministrata solo da chi sia nato in Vetta e possa vantare almeno una decina di generazioni di “Ericinità” o chi sia stato sindaco del comune di Valderice negli ultimi 10 anni.

Se questa proposta divenisse legge non occorrerebbe neanche modificare più i confini territoriali e la telenovela avrebbe finalmente fine.

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