ROMA - La consultazione telematica del 30-31 dicembre del 13.200 aderenti all'appello di “Cambiare si Può” s'è conclusa. La domanda posta dai “garanti” di “Cambiare si può” era: «Ritieni che, nella mutata situazione di fatto rispetto all’assemblea del 22 dicembre (l'ingresso dei Partiti e dei Capi Partito che non han fatto il “passo indietro” auspicato e richiesto da Ingroia, NdR), si possa proseguire nell’iter di formazione di una lista comune, avente come candidato premier non contendibile Antonio Ingroia?».
Al voto hanno partecipato, nonostante le giornate festive, ed i tempi strettissimi di voto, ben 6.908 aderenti. Hanno vinto i “SI” (4.468 voti), ma i “NO” sono stati altissimi (2.088 pari al 30,2% dei votanti). E' da credere che a votare “SI” siano stati gli aderenti inquadrati nei Partiti, a votare “NO” la componente della “Società Civile”, che, evidentemente, si tira fuori dal “Progetto” di “Rivoluzione Civica”.
La “Lista Ingroia”, in sostanza, oramai è solo quello che si temeva, e negava, sin dall'inizio, una vecchia, e già fallita nel 2008, re-edizione della “Sinistra Arcobaleno”, un carro per portare – se va bene -, in Parlamento, una ventina di deputati rabberciati, dalle idee e storie più diverse.
CAMBIARE SI PUO' SI FERMA. A confermare il “passo indietro” di “Cambiare si può” rispetto al “Progetto Ingroia”, nonostante le smentite formali, le affermazioni dei “Garanti” (Sasso, Pepino e Ravelli) di “rinunciare” al mandato: «Non abbiamo d’altra parte mai nascosto la nostra opzione negativa rispetto alla questione sottoposta al voto, e non crediamo che esistano uomini e donne “per tutte le stagioni”», scrivono sul gruppo Facebook del Movimento.
«"Cambiare si può" – aggiungono gli oramai ex-”Garanti” - non è, non è mai stato, non ha mai voluto essere un soggetto politico. Le 70 persone che hanno sottoscritto il documento iniziale proponevano una "cornice" comune per la formazione di una lista elettorale di "cittadinanza politica attiva". Quel progetto non si è realizzato e resta quindi nel suo stato originario di proposta politica e organizzativa da approfondire in futuro».
Gli ex-”Garanti” di “Cambiare si può”, auspicano, ancora, che, comunque, qualcuno riesca a rappresentare «gli elementi di programma sottolineati nella prima mozione del 22 dicembre» e «di limitare al massimo i danni sul versante delle pratiche di formazione delle liste».
INGROIA RISPONDE. Nel frattempo, stamani, ha così risposto ad un ultimo “appello” della “Lista Civica Italiana”: «Noi siamo diversi dall'antipolitica e dall'antipartitismo alla Grillo, ed infatti io non ho mai "promesso" di non coinvolgere i capi-partito. Si tratta di fare una battaglia politica da vincere. Anche praticando le giuste alleanze, nella società e nella politica … a prescindere dagli errori politici commessi in passato da questo o quel compagno di strada».
Dalla “Lista Civica Italiana” giunge il laconico commento di Felice Di Maro, referente per Ascoli Piceno per i “civici”: «Mi sembra eloquente che Ingroia non ha alcuna intenzione di determinare reali svolte nella politica italiana. C'è poco da fare, lui dice che non è ostaggio, ma sicuramente non è autonomo dai Partiti, mentre si è dichiarato autonomo da tutti noi».
