Appartamenti-Villaggio
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Uccello Pio: niente alberghi

Dichiaro a nome dell’Amministrazione di ritirare la delibera del cosiddetto Uccello Pio e mi impegno a non portarla più in Consiglio per meglio servire gli interessi della Città”.

Con questa strabiliante dichiarazione del Sindaco dell’epoca si è arenata la pratica che prevedeva un insediamento turistico nella zona di Marausa e la cui storia vale la pena di raccontare per la gioia ed il diletto delle generazioni a venire (e per meglio capire perché le cose vanno a rotoli nella nostra Trapani).

Nel settembre 1972 pervenne al Comune, da parte della “Rinascita trapanese – Generale Costruzioni appalti e servizi immobiliari”una richiesta di variante del programma di fabbricazione nella zona del Lido di Marausa (superficie di 330.000 mq. – Salina S. Francesco) per potervi insediare un villaggio turistico.

Successivamente la stessa società comunicava di avere anche la disponibilità della Salina “Uccello Pio”, superficie 60.000, confinante con la precedente. Si trattava, dunque, di 390.000 mq. da destinare ad insediamento turistico alberghiero.

Cosa chiedeva la stessa Società interessata? Che venisse elevato l’indice di fabbricazione, quasi a zero nella zona (terreno agricolo), per un insediamento di un complesso edilizio, ovviamente articolato, della capacità massima di circa 2.000 persone.

Cosa avrebbe dovuto ospitare il complesso edilizio?

1) un gruppo alberghiero in due padiglioni;
2) un gruppo “residence” costituito di piccoli alloggi, cellule con cucinino e con appoggio ai servizi collettivi;
3) gruppo villette uno o pluri famigliari;
4) night-club;
5) uno o due ristoranti a self-service; piscine, campi da tennis, campo di calcio, galoppatoio, ecc.
6) zona a verde a parco per il maneggio;
7) sala cinematografica ambivalente (adattabile dunque a mostre ed a convegni ed a congressi);
8) porticciolo turistico;
9) parcheggi, ecc.

La pratica, istruita per la parte che riguardava la variante del programma di fabbricazione, portata in Commissione Edilizia veniva approvata, anzi la Commissione stessa estendeva la zona su cui si elevava l’indice di fabbricazione portandola a comprendere quasi tutto il lido di Marausa.

La Giunta Renda poneva all’ordine del giorno la variante, approvando precedentemente la relativa delibera. Intanto si era giunti al febbraio 1973 e con la crisi dell’Amministrazione e la elezione della nuova Giunta la pratica subita un arresto.

Nel dicembre 1973 infine essa veniva ripresentata con altra delibera regolarmente approvata.

Dal quel momento, e per i motivi più strani, iniziò il tira e molla. Un giorno la delibera andava approvata ed un giorno no. Ieri i repubblicani (che facevano parte della Giunta Renda) erano d’accordo, poi per fare un dispetto alla nuova Amministrazione erano contrari. Ieri l’assessore Galluffo aveva firmato la delibera, oggi poiché è consigliere, e non fila, dicono i maligni, l’amore (politico) con l’assessore Barbera, è contrario. I comunisti sono contrari perché devono discutere tutto l’assetto turistico del Comune, nel quadro della Provincia di Trapani, integrato nella legislazione regionale. Qualche democristiano è per l’insediamento ma vuole garanzie di serietà perché con altra pratica simile, al tempo della Giunta Catania, ci è “stata una speculazione edilizia” (ma non è vero perché nessuno sin oggi ha costruito nulla). Barbera è d’accordo (ha firmato la delibera, no?) ma quando si tratta di votare lascia il banco del “governo” (si fa per dire) e da quelli del Consiglio dice e non dice, afferma che, però, sarebbe opportuno e conveniente … vedremo …

I Liberali sono per gli insediamenti turistici, ma nel caso in parola chiedono maggiori garanzie. La fideiussione deve essere elevata da 50 a 100 milioni. I Missini sono favorevoli, anche per fare un dispetto alla sig.ra Barreca ed alla “sua” Città del Mare, ma anch’essi sono scottati dal precedente avvenuto con la Giunta Catania e quindi …

La pratica, poi, secondo i moralisti dell’ultima ora, porge il fianco a critiche ed illazioni. Qualche assessore è preoccupato che sul suo conto si possa dire o si possa pensare. No, non c’è niente, siamo d’accordo. Solo voci malevoli, ma non sarebbe meglio lasciar perdere tutto per evitare che la gente possa pensare? Si dice che l’operazione deve “fruttare” un certo numero di milioni. Quanti, 10, no 20, beh, facciamo trenta e non se ne parli più …

Conclusione, si ha la netta impressione che chi tratta la pratica l’ha guardata superficialmente. La delibera venne ritirata. E’ meglio non fare nulla piuttosto che sbagliare.

Non facendo nulla, infatti, non si sbaglia e … si servono gli interessi della Città! Coloro che nella vita non fecero né male, né bene sono indicati come “ignavi”. Non vanno all’inferno, ma per loro è sbarrata per sempre la porta del paradiso. Sono sospesi (come i salami) ne di qua, ne di là. Così come si comportano nella loro vita. Quando non ebbero il coraggio di assumere alcuna responsabilità.

Ed i trapanesi stanno a guardare.

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About Michele Megale

Michele Megale
Michele Megale, è stato ed è un monarchico convinto. Lasciato il Partito Nazionale Monarchico, nel 1957 aderisce al Partito Liberale Italiano e, quindi, nel 1968 alla Democrazia Cristiana. Nelle istituzioni ha ricoperto le cariche di consigliere comunale, assessore e sindaco di Trapani, nonché di Presidente del Luglio Musicale (1975-84-85) e della SAU (1987-90), la municipalizzata dei trasporti urbani. Durante la sua sindacatura ha ricevuto, l'8 maggio 1993, papa Giovanni Paolo II a Trapani.

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