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Trapani, Erice e la politica

Dopo la pubblicazione del nostro articolo “La Kasba S. Giuliano” sul n.6 del Cantachiaro e la presentazione di una interrogazione sul problema al Consiglio Comunale di Trapani, abbiamo visto tutta una fioritura di interventi per S. Giuliano sui quotidiani di Palermo e sui giornali locali.

Ciò vuol dire che l’argomento merita di essere trattato e che viene seguito anche dal grosso pubblico. Avevamo detto che saremmo tornati su l’argomento della rettifica dei confini fra Trapani ed Erice per trattare la questione anche sotto il profilo politico.
Ecco qual’è il nostro pensiero in proposito.

Per eleggere un consigliere comunale a Trapani occorrono circa 1000 voti di lista: tanto è il quoziente elettorale che determina lo scatto di un seggio.

Per eleggere, invece, un consigliere comunale ad Erice bastano circa 250 voti. Ove Casa Santa venisse ad essere trasferita a Trapani si verrebbe a determinare questa situazione: il quoziente elettorale salirebbe nel capoluogo a circa 1200 voti, restando invariato il numero dei consiglieri da eleggere a 40, poiché un consiglio è formato da 60 membri soltanto quando si superano le 100 mila unità di popolazione.

Ed allora quei consiglieri comunali, o quei gruppi politici, che sino ad oggi hanno fatto il bello ed il cattivo tempo ad Erice verrebbero ad essere esautorati. Una lista che per esempio, ad Erice avendo 1500 voti si permette il lusso di essere rappresentata da 6-7 consiglieri, a Trapani ne disporrebbe di uno solo.

Qualcuno potrebbe dire che in proporzione ad Erice vetta risulterebbe la stessa situazione di prima, cioè un gruppo politico con poche centinaia di voti avrebbe il monopolio della cosa pubblica.

Premesso che il numero dei consigliere verrebbe ad essere diminuito sino a ridursi a 20 si deve ricordare che amministrare Erice senza Casa Santa, Raganzili, S. Giuliano e forse anche senza Napola, ridurrebbe notevolmente la “presa” di quei gruppi che magari di politico hanno solo il nome.

Ed oltre che eliminare una situazione anacronistica (si pensi ai numerosi disservizi che oggi esistono), secondo noi si farebbero anche gli interessi della Vetta.

Senza i problemi delle frange e delle frazioni, la cittadina potrebbe tranquillamente risolvere i suoi problemi e dedicarsi soprattutto ad organizzarsi per quello cui la natura l’ha creata: la città del lavoro, del raccoglimento, degli studi (come è finita la proposta della scuola fisico-nucleare?), della vacanza tranquilla e come centro turistico di notevole richiamo.

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